14 dic. 2013

60/            CATERINA II DI RUSSIA.

                                     Regnò  dal 1762  al  1796


Caterina II di Russia, che in russo sarebbe Yekaterina Alexeyevna, in realtà si chiamava Sophie Friederike  Augusta e con un nome così anche se per combinazione nata in quella che allora era Polonia, non poteva non essere prussiana. Suo marito Karl Ulrich de Holstein, la regione della belle vacche da latte conosciute in tutto il mondo, anche lui era tedesco. Però invece di rimanere tra i muggiti nella sua nativa Holstein, quest'uomo che poi si mostrò insignificante e pericoloso, fu chiamato dal destino al trono Russo dove arrivò tenendo per mano la sua giovane sposa.
Come è possibile che una coppia di tedeschi, nobili ma quasi sconosciuti, arrivassero al trono di Russia? La risposta sta nei vari andare e venire dell'araldica europea dove i giovani rampolli si sposavano tra di loro ed alle volte si passavano certe caratteristiche ereditarie come l'emofilia, quasi responsabile della rivoluzione sovietica, o la fimosi del pene di Luigi XVI, quasi responsabile della Rivoluzione francese; o il labbro sporgente degli Asburgo, responsabile di simpatiche caricature.
Sophie era la figliola di un principe tedesco, principe, si, ma sconosciuto; e sua mamma anche lei tanto fece che riuscì farla sposare con con questo Karl Ulrich di Holstein, che al momento non aveva molto salvo le mucche pezzate, ma che era anche il figlio di Anna Petrovna, prima figlia di Pietro il grande di Russia. Quindi erede al trono di Russia.
Quando la prussiana Sofhie arrivò nei suoi venti anni in Russia con i suoi occhi azzurri, capelli d'oro e molti sogni nella capoccetta, dovette trasformarsi da luterana in russa ortodossa e cambiare nome; rimanendo un dubbio su come i vari sacerdoti delle varie sette Cristiane potessero accettare questo cambio di religione per motivi politici e non per convincimento intimo come si suppone ci dovrebbe essere stato. Comunque non volle essere da meno di suo marito che aveva cambiato il suo Karl Ulrich in Pietro. E lei cambiò il suo in Caterina, aggiungendo, per grazia, il titolo di Gran Duchessa.
A quei tempi lo Zar non era lo Zar ma una Zarina: Era Isabel-Elisabeth seconda figlia di Pietro il Grande ed era stata costei a volere in tempi anteriori una certa combutta dove entrava anche Federico II di Prussia; ossia volle che la moglie del futuro Zar, Karl Ulrich fosse questa ragazza prussiana bruttina ma sveglissima. La imperatrice Isabella aveva posto grandi speranze su Karl, figlio della amatissima sorella Anna Petrovna ma fu delusa a quando poi lo vide così brutto, debole, assolutamente non all'altezza del Trono. Ma ne era l'erede.
Questa figlia di Pietro il Grande, che governò per circa venti anni e che ebbe anche certi meriti, aveva però anche il desiderio di piaceri, di lussi e l'ambizione di rivaleggiare con la corte di Versailles, che stava di moda; e vuotò il tesoro di Stato.
Intanto la Gran Duchessa Caterina, nonostante i vari titoli roboanti e la designazione come futura moglie dello Zar, stava passando la bellezza dei suoi 18 tristissimi anni di vita coniugale, stufatissima di tutti e più di una volta umiliata e trattata male dall'inetto marito. Nella Corte la guardavano con certo sospetto ed il Karl-Pietro nonostante le metamorfosi del nome rimase quello che era, un povero infelice testardo, ubriacone, probabilmente impotente, neurotico. E bruttissimo.
Invece Caterina era sana, forte, non bella però con una enorme charme, colta, intelligentissima, energica.
Non poteva non succedere quello che successe. Quei tristi 18 anni di infelice matrimonio Caterina li sopravvisse anche grazie a tre amanti, per lo meno tre e che furono padri di altrettanti figli illegittimi, includendo Paolo, molto probabilmente, l' erede al trono e che sarà a suo tempo lo Zar Paolo I.
All'arrivare al 18º anno di matrimon di Caterina, finalmente la Zarina Elisabet-Isabella morì. E la corona della Santa Madre Russia passò, come previsto, al ex tedesco Karl Ulrik di Holstein, diventato Pietro III. Il quale nuovo Zar immediatamente formò un'alleanza con Federico II di Prussia e mai fece nessuno sforzo per dissimulare la sua ammirazione per la nativa Germania e il suo gran disprezzo per i russi e la loro cultura. Fece una quantità di stupidaggini.
Invece con  Sophie, da tempo Caterina, era successo tutto il contrario. Aveva imparato ad amare la Russia, la sua gente e molto sinceramente, non per convenienza politica. E questo il popolo lo percepisce. Era una persona di cultura, leggeva molto, si informava e cominciò ad essere molto bene considerata sia Mosca come a Pietroburgo, la Venezia del Nord come la si chiamò ad un certo momento. E benvoluta ed apprezzata dalla dalla Corte e dagli elementi più illuminati del Paese. Ma anche, importatissimo, aveva l'appoggio militare. In speciale il reggimento di stanza a San Pietroburgo era agli ordini del giovane e bello e coraggioso militare Gregory Orlov, garda caso amante di Caterina. Un bell'asso nella manica. E non ci fu nessun problema con un salutare colpo di Stato dove Caterina con tutti gli onori nella Cattedrale di Kazan fu proclamata   Imperatrice ed Autocrata di Tutte le Russie... sempre Santissime.
Al povero Pedro III, con una testa non a misura di una corona, non rimase altra possibilità che abdicare e lasciarsi tranquillamente assassinare poco dopo. Caterina non ne ordinò la morte ma nemmeno mosse un dito per evitarla.
E dal punto di vista politico e considerando poi i grandi meriti della Zarina, ne ebbe tutte le ragioni. Anche nel discutibile periodo della Unione Sovietica i suoi meriti furono sempre riconosciuti. 
E da allora cominciò il suo periodo di regnante che durò la bellezza di 34 anni, con il titolo di Caterina II, la Grande.
Già dagli inizi  Caterina cercò di fare della sua amata Russia una nazione forte e prospera. Sognò instaurare un periodo di ordine e giustizia.

Però il problema più pressante era l'economico. La figlia di Pietro il Grande con i suoi deliri di grandezza aveva lasciato praticamente vuote le casse dello Stato. Caterina le riempi ancora una volta... e a scapito di chi possedeva una terza parte di tutte le terre : la Cristianissima Chiesa Ortodossa Russa che, per raggiungere la tanto sbandierata virtù della moderazione, aveva nel  ammassato ricchezze durate secoli. Caterina lasciò intatte le intoccabili barbe né si interessò alle litanie dei chierici, ma li trasformò in funzionari pagati dallo Stato. Bel colpo. E poi volse gli occhi attenti al problema della Polonia, piccolo stato bramato dai poderosi vicini.
Come lo risolse? Nel suo archivio di amanti ne scelse uno, un polacco, Stanislao Poniatowski, che sará  o era già  padre della sua figlia illegittima Anna e lo trasformò in Re di Polonia.
E con la Caterina  abbiamo un chiaro esempio di come i politici spesso auspicano e predicano belle verità umanitarie e di giustizia sociale quando sono ancora all'opposizione; ossia ancora senza potere politico e da giovani idealisti. Però quando arriva loro lo scettro del potere, si rendono conto che una cosa è dire le cose ed altra è farle veramente. Che una cosa sono le idee dei filosofi ed altre sono le realtà. Così che spesso cambiano di atteggiamento. E magari non per mala fede, ma perché si rendono conto che cambiare l'establishment è una riforma niente affatto facile né di veloce attuazione. Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, sentenzia un vecchio detto italiano. Caterina da giovane e in buona fede si era emozionata ed ammirava le idee liberali di pensatori francesi ed inglesi che stavano di moda nell'Europa intellettuale della sua epoca. Cosi che appena le fu possibile da Imperatrice  dette certe"Istruzioni Generali" per correggere le molte ingiustizie sociali in Russia: che tutti gli uomini dovevano essere uguali di fronte alla legge; ch bisognava proteggere il popolo e non opprimerlo; che si doveva eliminare la pena di morte; eliminare la tortura nelle carceri; eliminare assolutamente la servitù della gleba.
La Commissione studiò e studiò e non concluse un bel niente. E sia la Commissione come  la stessa Imperatrice si resero conto delle enorme difficoltà al tradure le teorie in pratica.
Ogni nazione ed ogni stato, secondo la propria formazione ed abitudini, hanno bisogno della loro propria forma ottimale di governo. Credere di poter imporre la stessa forma di governo in Inghilterra come nel Congo o in Sicilia è un errore ed una stupidaggine. Inglesi congolesi e siciliani, anche se tutti sono uomini, è anche vero che lo sono con differenze ben determinate delle quali bisogna tener conto. L'economia della Russia era ancora basata in un 95% nella terra e nella servitù della gleba. I proprietari terrieri non potevano mai accettare felicemente la libertà dei loro servi. La ricchezza di un nobile non si misurava solamente sulla superficie e qualità delle terre, ma anche sul numero di "anime" che la coltivavano e ci vivevano con le loro famiglie.
E le belle illuminate Istruzioni di Caterina rimasero tanto poco illuminate che nessuno le vide mai. Non solo, perché frattanto la nostra Caterina col passar del tempo poco a poco cambiava di parere su molte cose; e col tempo si dedicò a costruire un sistema che lei stessa, da giovane, aveva qualificato di inumano. Imporrà la servitù della gleba in Ucraina, dove non era mai esistita. E cominciò a distribuire quelle che si chiameranno Terre della Corona tra i suoi amici, favoriti e ministri ed altre persone che per qualsiasi motivo voleva premiare. Cosi che al finale del suo regno i contadini stavano peggio di prima. E Caterina, donna intelligente, captava benissimo lei stessa il cambiamento tra la Caterina di prima e quella di poi.
Chissà... proprio per la frustrazione per non poter applicare quelle norme che ella stessa aveva tanto decantato, Caterina si dedicò alla Turchia.

L'Impero Ottomano di Costantinopoli-Istanbul era da sempre il nemico tradizionale della Corona Russa. Il sogno dei Russi era arrivare al Mar Nero, antico Ponto Euxino, con acceso al Mar Egeo e finalmente al tanto desiderato Mediterraneo. La guerra di Turchia chissà offrì a Caterina una buona scusa per frenare un poco senza troppo patenti contraddizioni le sue anteriori idee liberali. Le scuse per la guerra furono un'epidemia e una rivolta dei Cosacchi.
L'epidemia produsse scontento a Mosca. Non si sa perché ma ogni volta che succede una catastrofe come un terremoto o una epidemia, la gente dà la colpa di questo al governo. Il che molte volte può essere vero nel senso della prevenzione; ma che ci può fare un povero diavolo di governante se improvvisamente comincia a piovere a dirotto ?
C'è un detto ironico italiano che si spiega da solo: Piove? Governo ladro! Sia come sia, si forma lo scontento... il mugugno direbbero i genovesi esperti in questo. Ed il governante deve ricorrere spesso ad azioni eccezionali per far fronte alla eccezionalità dell'emergenza e come prima cosa la disciplina. Cosa che a tutti secca.
E così successe con Caterina.
La seconda scusa fu una rivolta di Cosacchi per la quale si dovette ricorrere a misure drastiche. La questione ha del comico: un antico ufficiale dei Cosacchi del Don, di mente sognatrice come molti slavi, un bel giorno pretese di essere niente di meno che il defunto Zar Pietro III, ex Karl Holstein, ex marito di Caterina di Russia, tedesco di origine, morto in circostanze misteriose dopo la sua abdicazione al Trono a favore di sua moglie che sarà proclamata Imperatrice di Tutte le Russie. Lo Zar Pietro III, ex marito di Caterina enigmaticmente morto subito dOpo la sua abdicazione, si era intanto trasformato nell`immagine popolare in una enigmatica figura di fantasma misterioso da apparizioni fantascientiche.

Cosi che i romantici ed ignoranti crudeli sognatori dei Cosacchi del Don, dai loro Monti Urali cominciarono a crescere, a spargersi, a seminar terrore e si apprestavano a un bella Marcia su Mosca. Per fortuna di Caterina la guerra di Turchia era finita proprio in quei giorni e lei potette mandare le sue truppe a domare e distruggere completamente la ribellione. Conseguenze? Morte e desolazione, ovviamente. Ma la ribellione schiacciata.
Ed anche in questo caso Caterina si rese conto che alle volte è meglio essere temuti ed agire con mano dura, senza remissione. Tutto questo era in contrasto, naturalmente, con gli antichi iniziali principi liberali dell'Imperatrice. Altra contraddizione tra le due Caterine, della quale era consapevolissima.

Però con la guerra di Turchia non fu solamene la Russia a guadagnarsi la Crimea, per poter godere del clima molto più dolce di quella regione,  anche Caterina ottenne qualcosa di personale, molto personale: l'affetto, la stima, la considerazione, l' amore e la passione di Gregory Potemkin che sarà su amante. Però non un amore passeggero, capriccetti sessuali come era solita avere ed avrà anche dopo. Ma uno molto speciale e chissà forse anche come taluni dissero, una specie di marito morganatico. Caterina non mischiava mai il picere con il suo lavoro serio di Imperatrice. Ma Potemkin fu l'eccezione. Era un uomo molto intelligente, abilissimo, diplomatico sperimentatissimo, gran sognatore anche lui e sinceramente affezionato a Caterina.
L'annessione di Crimea, per esempio, fu opera dell'audacia e visione di Potemkin. Ed ancora lui fu  gran direttore di scenografie: durante il famoso viaggio dell'Imperatrice Caterina  da Mosca fino in Crimea per prendere possesso delle nuove provincie, fu organizzato da Potemkin un viaggio da Mille e una Notte. E lo fu al punto di fare costruire pareti di legno per simulare scene di vita allegra anche nelle zone più povere che attraversava la maestosa carovana imperiale con tutti i suoi regali ospiti. Perché in allegra e regale compagnia c'erano diplomatici e nobili di altissimo rango fino ad arrivare all'Imperatore d'Austria e il Re di Polonia che la accompagnavano in quella che poi si chiamò la Flotta di Cleopatra! Era culto della Personalità bello e buono e Caterina si stava trasformando in statua: il cancro dei grandi.

Però già durante gli ultimi anni di Carolina cominciavano a sentirsi in tutta Europa le canzoni di libertà della rivoluzione francese, che paradossalmente si diffonderanno in breve ad opera di un grande Imperatore autocratico. Anche lui, poi, con il cancro.

Nonostante le sue simpatie giovanili per l' Illuminismo, Caterina non poteva dimenticare che era come si era già definita da sè stessa una volta: Io sono un'aristocratica e questa è la mia professione. Così che quando lo scrittore Radishef pubblicò qualcosa criticando severamente gli abusi contro i servi della gleba, i funzionari dell'Imperatrice lo misero in prigione e lo condannarono a morte. Non si scherzava a quei tempi. E quel signore, per ironia della fortuna, nei suo scritti vagheggiava le stesse cose e cambiamenti di Caterina, 20 anni prima, quando aveva dettato le sue famose Istruzioni Generali. Chissà fu per questo chissà no, pero a Radishef arrivò il perdono imperiale da parte dell'Imperatrice, perdono che non era stato richiesto. E questo fu dovuto a una certa sensibilità speciale che definirei tipica femminile. L'Imperatrice lo esiliò perché doveva pur punirlo in qualche maniera, ma gli salvò la vita. Poco dopo questo anche in Polonia cominciarono agitazioni esigendo più libertà ed una costituzione. Ed Ucraina stava incamminandosi nella stessa direzione. Tutta l'Europa cosciente era in realtà in fermento. E così, per ordine della ex liberale Caterina, l' Orso Russo con una sola zampata annetté l'ovest di Ucraina.
Anche la Polonia non era tanto contenta con Koscuszko che poi sarà eroe nazionale.
Per risolvere una volta per tutte le varie agitazioni polacche, l' Imperatrice, come brava donna di casa, invitò a cena l' imperatore d'Austria - a quei tempi Maria Teresa - il kaiser di Prussia e il piatto con la Polonia fu tranquillamente diviso in tre, sparendo dal tavolo e dalle mappe d'Europa. Polonia non esisteva più. I tre amiconi avevano buon appetito.
Qual'è l'opinione dei posteri su Caterina? I Russi la adorano e con certo superficiale stupore la idolatravano anche i Sovietici.
Indubbiamente il sogno di abolire la servitù della gleba rimase un sogno e probabilmente la situazione di quei poveretti era peggiore al terminare il suo periodo di lungo regno.
Però è anche vero che ebbe i suoi gradi meriti. Ovvio che alcuni di questi meriti lo erano solamente dal punto di vista degli aumenti di territorio, con o senza ragione, secondo i tempi. All'arrembaggio, insomma. E così Caterina potè realizzare l'antico sogno dei Russi di prendere la tintarella in Crimea rinfrescandosi con angurie e vodka. Applausero i Russi dei sui tempi ed i Sovietici dopo, con le loro pacchiane vacanze estive di proletari comunisti, rumorosi e cafoni. Potè annettere anche parte di Polonia ed Ucraina, come già detto. Riorganizzò decine di Province Russe, costruì centinaia di città o cittadine, ampliò quasi tutte le vecchie città.
Oltre alle vittorie militari che allora erano foriere di innegabili elogi, la sua Corte era frequentata da personaggi importanti dell'epoca. Si scriveva e carteggiava con celebrità politiche e letterarie  come Voltaire e Diderot. Difendeva la letteratura ed ella stessa si dilettava a scrivere qualcosa. Fondò e finanziò parecchie riviste letterarie e costruì varie scuole.
Cosa si può pretendere di più da un Monarca del Settecento? La sua vita personale?
Va bene. Fu molto criticata. Ma perché era donna. Certamente non era una beghina ne' una timida. Sapeva quello che voleva. Era decisa. Non aveva nessuna intenzione di essere troppo schiava delle convenzioni. Gli altri si, magari. Ma non lei. Lei no. Lei era speciale ed era vero. È saputissimo che dopo l' affaire con Potemkin ebbe altre dozzine di amanti.
E ?...Che ti frega?
Non poteva ne' voleva perdere tempo. Le piacevano i bei ragazzi, giovani ufficiali. E a quale donna sana e valida non piacciono? A quale uomo non piacciono le belle ragazze? E tutti i Re e Ministroni baffuti di Europa,  non erano forse pieni di amanti e puttanelle?
Cosi che questa simpaticona di romantica aristocratica ed autocratica Imperatrice aveva una amica, dama di corte, incaricata di provare prima nel suo letto le capacità amatorie dei giovani ufficiali candidati al tête-à-tête con la sovrana e se li approvava e se dava il suo assenso, erano ammessi all'Alcova Imperiale.
Il merito o demerito di un capo di stato, Re, Ministro, o Presidente o che sia, dipenderà per caso al suo appetito sessuale?
E perché dovremmo ancora avere altri pesi ed altre misure per le damigelle? Quanto ci vuole perché si capisca veramente che siamo uguali e che se c'è una differenza va a tutto vantaggio del sesso cosiddetto debole?



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